Strategie per la gestione delle emozioni a scuola: dal controllo alla consapevolezza

Bambini in classe che fanno esercizi di stretching guidati dall’insegnante, sorridenti e rilassati.

Le emozioni non sono un ostacolo all’apprendimento. Sono il punto di partenza. Se non aiutiamo bambini e ragazzi a comprenderle, finiscono per subire ciò che provano, senza strumenti. Ma se diamo loro un linguaggio, un tempo, uno spazio per nominarle e gestirle, accade qualcosa di profondo: si sentono visti, sicuri, capaci. E la scuola diventa davvero un luogo di crescita.

1. Riconoscere e nominare le emozioni

Prima di imparare qualsiasi cosa, bisogna riuscire a stare dentro a sé stessi. Un bambino che non sa cosa sta provando si sente in balia. È agitato, ma non sa perché. È triste, ma lo nasconde dietro al silenzio o alla rabbia. Dare un nome alle emozioni è il primo passo per non esserne travolti.

Esempio concreto
Samuele, quarta elementare, arriva in classe con lo sguardo spento. L’insegnante nota che si isola. Gli propone di usare il barometro delle emozioni. Samuele sceglie “confuso” e torna al suo posto. Dopo un po’ alza la mano: “Stamattina mio papà mi ha urlato anche se non avevo fatto niente”. Il fatto di aver potuto nominare il suo stato lo ha aiutato a capire e poi raccontare.

2. Respirazione e rilassamento per gestire lo stress

Quando il corpo si calma, anche la mente lo segue. Il respiro è una risorsa semplice e potentissima. Fermarsi per pochi secondi, inspirare con consapevolezza, aiuta a ritrovare il centro. Farlo in gruppo, in classe, normalizza questa pratica e la rende parte della quotidianità scolastica.

Esempio concreto
Durante una verifica di matematica, l’aula è carica di tensione. L’insegnante guida la classe in un minuto di respirazione profonda. Dopo il silenzio, ripartono tutti con più calma e concentrazione.

3. Scrivere per comprendere: il diario delle emozioni

Scrivere aiuta a fare ordine. È un modo per ascoltarsi da fuori. Il diario non è un compito da correggere: è un esercizio di consapevolezza. Rende visibile il vissuto emotivo e permette di rielaborarlo con distanza e lucidità.

Esempio concreto
Giorgia, seconda media, scrive: “Oggi mi sono arrabbiata perché ho sbagliato un esercizio e la prof mi ha guardata male”. Poi aggiunge: “Ho chiesto aiuto e lei mi ha sorriso”. Dopo averlo scritto, riesce a parlarne con calma con l’insegnante. Si crea uno spazio nuovo.

4. L’angolo della calma: uno spazio per ritrovarsi

A volte non serve una punizione, serve una pausa. Quando un bambino è sopraffatto, ha bisogno di un luogo dove poter semplicemente riposare dentro sé stesso. L’angolo della calma non è un castigo, è un’offerta concreta.

Esempio concreto
Riccardo, terza elementare, ha appena litigato con un compagno. Sta per alzare le mani. L’insegnante propone: “Vuoi andare un attimo nell’angolo della calma?”. Dopo cinque minuti, Riccardo torna con un disegno. Nessuno gli ha chiesto spiegazioni, ma ora è pronto a ripartire.

5. Role-playing per l’empatia e la gestione dei conflitti

Per capire davvero l’altro bisogna provare a starci dentro. Il role-playing permette questo. In classe, simulare piccoli conflitti e provare a risolverli aiuta a sviluppare empatia e a vedere la logica anche nei punti di vista altrui.

Esempio concreto
Due studenti fingono di litigare. Poi si scambiano i ruoli. Alla fine, uno dice: “Non pensavo facesse così male essere quello preso in giro”. Quel momento cambia il loro modo di stare insieme.

6. Coltivare gratitudine e pensiero positivo

Allenare lo sguardo a ciò che funziona. La gratitudine non è una forzatura ottimista, ma una forma di attenzione. Condividere qualcosa per cui si è grati alleggerisce il clima della classe e favorisce un senso di reciprocità.

Esempio concreto
Alla fine del venerdì, ogni bambino pesca un biglietto dal barattolo della gratitudine. Luca legge: “Sono grato a Giulia perché mi ha aiutato a trovare la mia penna”. Un gesto piccolo, ma genuino e potente.

7. Routine mattutina per un inizio positivo

Come si comincia, spesso determina come si andrà avanti. Una routine mattutina fatta di parole, ascolto e intenzioni condivise crea uno stato emotivo stabile e una connessione tra i bambini.

Esempio concreto
Ogni mattina, in cerchio, l’insegnante chiede: “Cosa vogliamo portare oggi in classe?”. Martina risponde: “Io oggi voglio aiutare chi vedo in difficoltà”. L’intenzione diventa una bussola per tutta la giornata.

8. Movimento e corpo: scaricare le emozioni

Le emozioni abitano anche nel corpo. Lo stress si accumula, la tensione cresce, la mente si chiude. Il movimento è una via per riattivare energia e concentrazione. Basta poco, ma va fatto con regolarità.

Esempio concreto
Dopo due ore seduti, l’insegnante propone: “Inventate un movimento per dire come vi sentite”. Qualcuno ride, qualcuno si libera. Dopo pochi minuti, tutta la classe è più pronta a ripartire.

9. Dialogo aperto tra insegnanti e studenti

La relazione educativa si fonda sulla fiducia. I bambini e i ragazzi devono sapere che possono parlare senza essere giudicati. Non sempre ci riescono a voce. Scrivere può diventare un ponte silenzioso e prezioso.

Esempio concreto
In una quinta, ogni lunedì c’è la “scatola delle parole”. Un giorno, un messaggio dice: “Mi sento troppo sotto pressione, ho paura degli esami”. L’insegnante non sa chi l’ha scritto, ma propone alla classe strategie collettive per affrontare l’ansia.


Tutte queste attività fanno parte del percorso Felicemente a scuola, dove i docenti non solo imparano queste tecniche, ma le sperimentano insieme ai formatori, in modo concreto e trasformativo.

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