A prima vista sembrano due mondi lontanissimi: il Bhutan, un piccolo regno tra le montagne dell’Himalaya, e Felicemente a scuola, un progetto educativo nato nei corridoi delle scuole italiane, spesso tra mille difficoltà. Eppure, tra questi due mondi, esiste un filo sottile e luminoso.
Nel Bhutan, la scuola è il cuore del cambiamento. Qui i bambini crescono imparando matematica e scienze, certo, ma anche come respirare, ascoltare, vivere in armonia. Le lezioni si svolgono spesso all’aperto, in connessione con la natura. Le emozioni si studiano come si studia la grammatica. I conflitti si affrontano con la parola, la presenza, il silenzio. E tutto questo non è un “di più”: è la struttura portante dell’intero sistema educativo. Un sistema che unisce mente e cuore, tradizione e futuro, rigore e gentilezza.
Ed è proprio questo che colpisce chi da anni, in Italia, porta avanti un metodo che su questi stessi pilastri ha costruito la propria identità.
Felicemente a scuola, ideato e sviluppato da Luciano Guazzi, psico-pedagogista e responsabile scientifico di Nueva Idea, non ha bisogno di ispirarsi al Bhutan: fa già da anni quello che in Bhutan accade per scelta politica e culturale. Lo anticipa. Lo realizza ogni giorno, con metodo scientifico, con pratiche concrete, con formazione vera, valutazioni rigorose, e una visione educativa fondata sulle neuroscienze, la relazione, la motivazione e il rispetto.
Luciano, cosa ti ha colpito del modello educativo del Bhutan?
“Il fatto che lì l’educazione non serve a ‘preparare al lavoro’ ma a costruire esseri umani completi. Nelle scuole bhutanesi si insegnano emozioni, silenzio, compassione. Non è un’utopia: è una scelta concreta, un impianto culturale. Ma è anche ciò che ho visto realizzarsi negli occhi dei ragazzi e dei docenti italiani quando mettiamo in pratica il metodo Felicemente a scuola. Là imparare significa fiorire. Ma anche qui, se si creano le condizioni giuste, accade la stessa cosa. E accade ogni volta che riusciamo a cambiare l’ambiente, le modalità, lo sguardo.”
Cosa porta concretamente Felicemente a scuola nelle aule italiane?
“Portiamo esperienze vive, non ricette. Portiamo la consapevolezza corporea, la cura delle emozioni, la gestione dei conflitti, la scrittura che libera, il respiro che rasserena, il gioco che unisce. Portiamo formazione ai docenti, non teorica, ma trasformativa. Portiamo nei Centri di Formazione Professionale un nuovo modo di stare con i ragazzi difficili. E tutto questo non lo facciamo per rendere la scuola ‘più bella’, ma per attivare davvero l’apprendimento. Perché l’apprendimento è un processo biologico, e per attivarlo servono ambiente, motivazione, relazione. È questo che facciamo.”
E i dati, cosa dicono?
“Dal 2023 al 2025 abbiamo condotto un follow-up scientifico su oltre 6300 studenti e 580 docenti. I risultati sono forti: l’86% dei docenti ha riportato un miglioramento nel clima scolastico. Il 75% dei ragazzi ha dichiarato di aver modificato in positivo i propri comportamenti. E l’83% ha detto ‘mi sento più libero di essere me stesso’. Ma la cosa che mi commuove sempre è sentire un ragazzo che mi dice: ‘per la prima volta mi sono sentito ascoltato’. Ecco, quello è apprendimento. Quella è scuola.
E l’ambiente quanto conta, davvero?
“Conta tutto. L’ambiente modifica il sistema nervoso. Non è un’idea poetica, è scienza. Se entro in un’aula rigida, giudicante, tesa… il mio sistema si chiude. La corteccia prefrontale, che serve per capire, analizzare, creare… si blocca. Ma se entro in un ambiente che mi accoglie, mi dà fiducia, mi stimola in modo buono… il mio cervello si apre. Per questo curiamo lo spazio, il tono di voce, i tempi, le parole. Felicemente a scuola non è solo un insieme di attività, è una trasformazione dell’ambiente educativo.”
Quindi possiamo davvero creare un piccolo Bhutan anche qui?
“Assolutamente sì. Non serve spostare l’Himalaya, basta spostare lo sguardo. Un docente che ascolta meglio, un dirigente che dà fiducia, una classe che reimpara a giocare. È così che accade il cambiamento. Ed è questo che stiamo facendo da anni: aiutare le scuole a riscoprire il loro potenziale umano. Il Bhutan ci dice che è possibile. Noi dimostriamo che si può fare. Anche qui, anche adesso.”
Il Bhutan ci insegna che la felicità si può scegliere come strada collettiva. Felicemente a scuola ci mostra che ogni aula può diventare quel luogo dove si impara con gioia, si cresce con rispetto, si sboccia con autenticità.
“Ogni aula può essere un luogo in cui fiorisce la vita. Il nostro compito non è riempire teste, ma accendere cuori.”
Luciano Guazzi